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martedì 17 aprile 2018

"RVH – Sette giorni per i lupi" di Lucia Guglielminetti


TITOLO: RVH – Sette giorni per i lupi
AUTORE: Lucia Guglielminetti
EDITORE: Self-published
GENERE: Dark fantasy, Metropolitane, Horror
PAGINE: 638

Trama
Salve, fedele lettore, hai sentito la mia mancanza? Credevi che me ne fossi andato, lasciandoti all’oscuro sul seguito della mia storia? Dovrei punirti, per questa mancanza di fiducia nei miei confronti. Io mantengo sempre le promesse, dovresti averlo imparato con la lettura del mio primo libro.
Scommetto che ti stai chiedendo di che cosa parlerà questa seconda parte… beh, non sarò certo così stupido da bruciarmi la sorpresa, ma penso di poterti anticipare qualcosa senza privarti del piacere di calarti a fondo nella lettura. In fondo siamo qui per questo, non ti pare?
Vediamo… se ami le battaglie, gli amori travolgenti, le amicizie che portano a commettere follie e a rischiare la vita, questo è il tuo libro.
Vuoi vivere alcuni fatti storici dall’interno, come le fasi salienti della Rivoluzione Francese? Allora seguimi. Io c’ero.
Sei ansioso di ritrovare i personaggi per cui hai fatto il tifo nel primo libro? Sono tutti qui ad aspettarti, in compagnia di altri che non hai ancora conosciuto. Alcuni resteranno fino alla fine, altri se ne andranno, ma la compagnia non manca.
Shibeen e i suoi fratelli, Stefan, Greylord, Ellie con la sua famiglia e naturalmente il sottoscritto, Raistan Van Hoeck… ti stiamo aspettando tutti. Vedi di non tardare, l’alba giunge in fretta, e il mio tempo per raccontare non è infinito. Devo riuscire a dirti tutto prima che Blackspear mi trovi. Quel maledetto vuole la mia testa come trofeo, ma non l’avrà.
 Corri con me caro lettore, e vediamo dove ci conduce questo ennesimo viaggio insieme. 

Le mie impressioni
No, non si può decisamente interrompere la lettura di questa saga, si finisce un libro e ci si tuffa nell’altro. Come scrive Raistan nella presentazione, cercherò di non fare spoiler (anche perché quello che si poteva dire lo ha già detto lui), seppur sia davvero difficile quando si tratta di una serie di libri collegati tra loro, per cui punterò più su alcune caratteristiche di questo libro.
La scrittura è quella a cui l’autrice ci ha abituato col primo: diretta, pulita e attuale, certo non possiamo dare all’Olandese il premio come chierichetto dell’anno, neppure nel linguaggio (ma in fondo lo amiamo perché è così). Ci riporta indietro nel tempo, ci farà conoscere finalmente meglio il clan dei Diurni, le loro regole, i giochi di potere e ci condurrà sui campi di battaglia, fino al cuore degli scontri coi lycan.
La corazza recava sbalzato sul davanti lo stemma dei Diurni: un leone rampante con lunghi canini, affiancato da due falci di luna opposte, sotto cui si leggeva il motto del Clan: “Omnis non moriar”, “Non morirò del tutto”.
Scopriremo come i vampiri non siano immuni a sentimenti di amicizia, fratellanza e cameratismo, personalmente mi sono affezionata a personaggi come Stefan e Chen, assieme ad altri che ho subito preso in antipatia (un po’ come Raistan… forse abbiamo gusti simili), tipo Nigel e i suoi tirapiedi. A un certo punto si vorrebbe consigliare calorosamente al protagonista di cambiare le sue frequentazioni, ormai dovrebbe aver capito di evitare certi luoghi! No, niente da fare, ma tanto è sfortunato, altrettanto dobbiamo ammettere che ha la pelle dura e persone attorno che tengono davvero molto a lui, che lo dimostrino apertamente o meno.
E, per tutti i diavoli, stai lontano dalle femmine umane! Ancora non ti sono costate abbastanza guai?
Tra passato e presente non ci si perde, ma si resta sempre col fiato sospeso nel seguire le vicende, le conseguenze e gli sviluppi della storia con Sophie e del rapporto con gli Andrews. Ci mostra la rivoluzione francese da una prospettiva decisamente diversa e assai interessante, soprattutto per qualche evento storico. Con l’Olandese le situazioni prendono spesso una piega inaspettata e Stefan ci finisce in mezzo più di una qualche volta. 
Vissi qualche momento di sconforto: avete idea di quante finestre contino le Tuileries? Io una volta lo sapevo. Le contai proprio quella sera
Si ride e si piange, sì, si piange sul serio, si trattiene il respiro e, in alcuni punti, si incontrano scene forti, dove si è combattuti tra una forma di compassione per Raistan e la condanna per le scelte che fa, per certi suoi comportamenti, ma come ribadisce spesso lui, non ha mai detto di essere buono… per poi farci ricredere qualche decina di pagine dopo.
Ma qui ritorniamo al punto di partenza, caro lettore, e alla domanda che continuo a porti, di tanto in tanto: Che cosa ti ha mai fatto pensare che io sia qualcosa di più di un campione di egoismo assoluto?
Seguiamo Atropo in uno dei suoi lavori e si finisce in una strana dimensione, dove io mi sono trovata a domandarmi quanto dolore e quanta sofferenza possa sopportare una persona, anche se vampiro, giacché la sequenza di torture che l’Olandese condivide con noi sembra non avere né tempo, né fine, rimpallandosi tra i sette giorni coi lupi e Blackspear, finendo confusi non dalla lettura, ma dai sentimenti contrastanti, e talvolta paradossali, che si arriva a provare per un unico personaggio, come nel caso di Vincent e di Greylord. Un plauso a Lucia Guglielminetti proprio per essere riuscita a creare tutto ciò.
«Io non ho amici. Non li ho mai avuti, tranne uno, che questo bastardo ha strappato in due davanti ai miei occhi. Mi ero illuso di aver trovato qualcosa che potesse assomigliargli, ma mi sbagliavo.»
Promosso a pieni voti questo secondo capitolo della saga, magistralmente gestito e, nota a margine, ho molto apprezzato i titoli di alcuni capitoli come citazioni di canzoni, molte delle quali conosco e amo. Infine, un’altra copertina stupenda per deliziarci è la ciliegina sulla torta.
Se non amate sangue, violenza, scene crude, torture, sentimenti, amore, amicizia e tradimenti lasciate perdere, altrimenti, questo libro fa proprio al caso vostro!

lunedì 9 aprile 2018

"RVH - Ascesa alle Tenebre" di Lucia Guglielminetti


TITOLO: RVH - Ascesa alle Tenebre
AUTORE: Lucia Guglielminetti
EDITORE: Self-pub
GENERE: Metropolitane, horror
PAGINE: 443


Trama
Se stai leggendo qui, vuol dire che sei in cerca di qualcosa fuori dall’ordinario. Io sono un vampiro, di quelli che non si fanno problemi a nutrirsi di sangue umano e che bruciano al sole. Raramente sono gentile, ma forse farò un’eccezione per te. E allora vieni con me, avventato lettore, voglio raccontarti la mia storia. Voglio che tu viva insieme a me il momento in cui sono morto, lasciando una moglie che trascuravo ormai da tempo e una donna che mi ha dato un tetto sotto cui dormire e l’affetto di una madre. 
Sospetti che fossi un uomo terribile in vita? È solo perché ancora non sai cosa ho fatto dopo la morte. 
Lasciati condurre in un viaggio nel passato per conoscere ciò che ha trasformato un ragazzino pallido e fragile in un vampiro vendicativo. Vieni a provare il dolore di una fiamma che brucia ma non consuma, vieni a sentirti vivo mentre uccidi tutti in una taverna, e vieni a scoprire che i mostri a volte non hanno le zanne, ma sono proprio come te. E seguimi anche nel presente, perché non mi sto divertendo per niente. 
Sono Raistan Van Hoeck, conosciuto anche come l’Olandese. Ho più di trecento anni. E ho una storia da raccontarti. 


Le mie impressioni
Ero stanca delle storie di vampiri, avere scritto una trilogia con loro, non so perché, aveva in parte allontanato la voglia di leggerne, complice qualche lettura non entusiasmante temo. Tuttavia, tempo addietro ero incappata in RVH e avevo letto l'estratto su Amazon, l'avevo trovato carino, ma non mi aveva conquistato. Galeotto fu un estratto postato dall'autrice in un gruppo su Facebook e il confronto con lei, attraverso qualche commento, sulla questione "vampiri". Così una sera eccomi a iniziare pigramente e un po' svogliata la lettura di questo primo libro dell'Olandese. Mi resi subito conto che, pur essendo passato qualche mese, ricordavo ancora molto bene l'estratto di Amazon, tanto da poterlo glissare e, alla fine, mi sono ritrovata a non riuscire più a scollarmi dalle pagine. 
Ho apprezzato il linguaggio moderno con cui Raistan scrive le sue memorie, rivolgendosi direttamente a un fantomatico lettore, tirandoti in qualche modo in causa, volente o nolente, perché in effetti dopo un po' hai proprio l'impressione di sentire la sua voce che ti rivolge le sue battute, che ti sottolinea che sta di nuovo divagando, che ti spiega, quasi andasse di fretta, il suo dover tornare a narrarti dei fatti presenti, accantonando quelli passati. Questo è sicuramente un gran merito da attribuire a Lucia: Raistan parla, vive, ha una voce sua e solo sua, così come gli altri personaggi, giacché lei li ha resi veri in una sospensione della realtà perfettamente riuscita. Con un linguaggio accessibile, Raistan ci riporta indietro nel tempo fino alla sua infanzia, alla fine del 1600, descrivendoci luoghi, usi e costumi, con paralleli all'oggi. Lo conosciamo da umano, inutile dire che si simpatizza per quel ragazzino che diventa uomo e che, inevitabilmente, inizia a fare le prime stupidaggini degne di tale nome, facendo il Raistan – come direbbe Shibeen, la sua creatrice – e a quel punto è il lettore, su esortazione dello stesso vampiro, a dover trarre le sue conclusioni, come più di una volta ci ripete. 
In realtà, ogni tanto si ha l'impressione che il giudice più impietoso di se stesso sia proprio Raistan, anche se si deve convenire con lui che in quanto a modi ed egoismo… ce n'è di certo. In fondo stiamo leggendo la storia di un vampiro, non di un buon samaritano né di un santo, per cui ci si aspetta (e in fondo lo si cerca) del sangue, che magari scorra a fiumi – perché no? – e anche una certa dose di violenza e spietatezza. Dopo la sua rinascita, azione, sesso, uccisioni, qualche piccola strage, amori e amicizie, delusioni e rimpianti accompagnano la lettura incalzante e fluida, tra passato e presente, senza farti perdere, ma con sempre più voglia di sapere come andrà a finire. Raistan lo si ama o lo si odia, di certo è uno dei quei personaggi che non fanno nulla per piacere, ce lo dice chiaramente, non gli interessa neppure apparire migliore – scrive – perché lo fa per se stesso, ha bisogno di rimettere ordine nella sua testa dopo l'ennesima batosta. In effetti, a un certo punto non si capisce se è lui a cercare i guai, o se sono loro a saltargli addosso con una ferocia inaudita… forse entrambe le cose.

"Speravo solo che non si mettessero a flirtare come due colombelle: non sapevo se sarei riuscito, in quel caso, a non fare il Raistan."

I tratti del suo carattere sono diversi, talvolta sfiorano il paradosso, questo lo rende una creatura interessante e tridimensionale, alla costante ricerca di qualcosa senza cadere in pensieri troppo filosofici o melensi, poiché li condisce del suo tagliente sarcasmo, dell'umorismo vampirico che fa un mondo a sé, fino a spingerli a una forma quasi nichilista o, giustamente, di freddo distacc. 
Diretto, senza peli sulla lingua, la diplomazia non è proprio tra le sue doti migliori, ma lealtà e onore sì, quelle li dimostra in molte occasioni.

"Ho scovato momenti di vera crudeltà, di follia totale, mi sono obbligato ad analizzare i sentimenti che questi eventi mi provocavano – ahimè, il rimorso per la maggior parte di essi non è nelle mie corde e questo dovrebbe dirla tutta sulla mia bontà d’animo – ma ho anche ricordato cose piacevoli, quelle sensazioni che dagli Andrews non ero riuscito a evocare: anch’io ho amato e sono stato amato, e questa consapevolezza, da sola, dà un senso alla mia esistenza."

Tuttavia, non illudetevi, non pensate come ho fatto io di leggere il primo libro e poi, chissà, forse prendere anche gli altri, perché se vi farete incastrare dall'Olandese, sarete finiti e vi ritroverete a comprare il successivo prima ancora di finire questo, per sapere come prosegue. Personalmente, pur essendo lenta nella lettura, mi sono divorata più di 2200 pagine in due settimane, perché il cerchio si chiude solo nel quarto romanzo, lasciandoti respirare un attimo e concedendoti di prenderti una pausa prima di approdare all'ultimo. 
Personalmente? Ne è valsa la pena!

martedì 3 aprile 2018

"Cuore di Neve: Le cronache del Ragnarök" di Debora Mayfair


TITOLO: Cuore di Neve: Le cronache del Ragnarök
AUTORE: Debora Mayfair
EDITORE: DZ Edizioni
GENERE: Fantasy romance, Metropolitane
PAGINE: 237

Trama
Quello che ci definisce sono le nostre esperienze, le connessioni e le amicizie che abbiamo creato col tempo, ma... se ce le dimenticassimo? 
Se il compagno che ci scalda sia il cuore che il letto, ogni notte, diventasse uno sconosciuto?
Se non ci ricordassimo più chi siamo, e cosa siamo in grado di fare?
***
Bianca sta finalmente ritrovando il suo equilibrio. Ha chiuso la relazione affettiva con Teo, ma non il suo rapporto con l’uomo, disposto a tutto, anche a mettere a repentaglio la sua vita, per proteggerla. Lui è il suo Cacciatore, lei una Regina degli Spiriti: il legame che li unisce è saldo come l’acciaio. O almeno è quello che credono entrambi. Il ritorno del primo amore di Bianca, Hallbjörn, dall’Islanda, metterà infatti a dura prova non soltanto il rapporto tra lei e Teo, ma anche la salute psichica della ragazza, messa sempre più in crisi dalle frequenti lacune nella sua memoria.
Enormi falle nei suoi ricordi le impediscono di rammentare fino in fondo chi lei sia e quale sia il suo ruolo.
Quello che infatti Bianca non immagina è che gli ingranaggi del Ragnarök, creati da lei stessa in un tempo dimenticato, stanno iniziando a muoversi e incastrarsi a ogni suo passo.
Il destino dell’universo è appeso a un filo e alla sua capacità o meno di ricordare…

Le mie impressioni
Questo libro mi ha fatto l’occhiolino per un po’, seppur non fossi molto convinta (sia per il fatto di non impazzire per il romance sdoganato, sia perché tocca elementi della tradizione nordica, che io amo molto), l’ho comprato per supportare l’autrice e l’editoria italiana di qualità; poi, una sera, eccomi lì a sceglierlo dalla libreria senza saperne il motivo (in effetti questo è il mio modo di scegliere i libri da leggere: puro istinto e slancio del momento). Mi sono ritrovata immersa nella storia, complice lo stile d Debora, senza troppi fronzoli, ma descrittivo quanto basta per permettere alla mia mente di creare un’immagine dominante. Ho fatto l’alba, l’ho letto tutto in una notte, ininterrottamente, spinta dalla curiosità di sapere come sarebbe finita, coinvolta dalle vicende. 
L’azione non manca, il ritmo è incalzante, non mancano i problemi e neppure le emozioni, i dubbi, le incertezze. Bianca, inizialmente, mi era parsa una ragazza in balia degli eventi, ma pagina dopo pagina ha rivelato un carattere deciso, testardo, indipendente, tutte qualità che amo.
I personaggi, sono definiti, hanno una loro voce e un loro carattere, che non sempre si evince da principio e questo ne rende bella la scoperta con l’evolversi della storia, tra pregi e difetti (a seconda del gusto personale del lettore). Ammetto senza problemi, che a conquistarmi è stato Hallbjörn, forse l’ho inquadrato da subito nel modo giusto e, quindi, mi ha sempre avuta dalla sua parte. Teo, nonostante ciò, sa farsi apprezzare, soprattutto quando si scontra con Hallbjörn, sia fisicamente che verbalmente; non è esattamente il tipo di uomo che vorrei accanto (sono un po’ come Bianca temo), ma ha indubbie molte qualità e mi piacerebbe averlo come amico!
Ho apprezzato anche come sono stati usati gli elementi della tradizione nordica, che di solito sono il punto più dolente per la sottoscritta, invece, qui hanno creato un degno scenario.
Unico punto che mi ha creato qualche problema all’inizio, la scelta di inserire le pagine del diario di Bianca. Diciamo che per un po’ mi ha indispettito l’interruzione della narrazione, volevo seguire le vicende, mentre questi “stop”, mi arrivavano come intoppo, quasi inciampassi su un sasso. Dopo ci ho preso la mano ed è indubbio come queste parentesi servano a comprendere meglio tutto, a farsi un’idea più completa della storia. Si tratta di abituarsi e poi tutto fila liscio.
Ora aspetto trepidante il seguito, dato che Debora è riuscita a conquistarmi con la sua storia.

martedì 20 marzo 2018

"Larvae (L'Ombra di Venezia Vol. 1)" di Maikel Maryn



TITOLO: Larvae (L'Ombra di Venezia Vol. 1)
AUTORE: Maikel Maryn
EDITORE: Self-publishing
GENERE: Dark fantasy, Gothic, Occulto, Horror, Erotico
PAGINE: 44


Trama
Schiavo, assassino, fuggiasco, brigante, contrabbandiere, lo Sçiavo è un uomo senza nome e senza radici, ma cosa può succedere quando l'unico luogo che sente di chiamare casa viene invaso? Cosa vogliono gli uomini silenziosi, avvolti in cappe nere e con i volti celati da maschere inespressive? Chi è La Vergine e cosa c'entra con loro?
Le risposte sono là fuori, nelle tenebre oltre i confini della laguna veneziana...

Larvae è una novelette appartenente alla non-serie GOTHIC HORROR STORY, racconti in cui si mescolano narrativa storica, horror sovrannaturale, magia nera e demonolatria, ettolitri di sangue e sesso esplicito. In questo caso anche un po' di avventura e faccende di cappa e spada.
Il primo racconto di questa non-serie è Luna Nuova e lo puoi trovare sempre GRATIS su Amazon.


Le mie impressioni
Io sono tra i lettori che si sono innamorati di "Luna Nuova" e Maikel non ha deluso le mie aspettative, anzi. Il suo modo di scrivere ti cala direttamente nelle ambientazioni, respiri quel non so che di oscuro, di notte, passando da una ricercatezza di linguaggio narrativo assai fine, eppure scorrevole, a un registro diretto e crudo, che dà una voce proprio ad ogni personaggio.
Poche righe e lo Sçiavo già mi aveva conquistata, non potevo che seguirlo nella vicenda e, lo ammetto, in un paio di punti gli ho pure detto "svegliati, non l'hai ancora capito?", ma non per la scontatezza degli eventi, sia chiaro, semplicemente perché ragiona da uomo che si ritrova in qualcosa che non conosce affatto: qui entra in gioco l'occultismo.
A differenza di Luna Nuova, qui ho rivisto qualcosa di più "Lovercraftiano", non per una copia o un tentativo di emulazione, bensì proprio per stile e immaginazione oscura e orrorifica, per cui è semplicemente amore quello che ho per questo racconto.
Non mancano erotismo e sangue, azione e sesso, di quello che leggi con piacere, senza fronzoli, ma che sicuramente non è per tutti... per me sicuramente sì.
Spero di poter leggere presto il prossimo 😊

martedì 13 marzo 2018

"Le Follie del Vampiro Nik" di Alessio Filisdeo



TITOLO: Le Follie del Vampiro Nik
AUTORE: Alessio Filisdeo
EDITORE: Nativi Digitali Edizioni
GENERE: Urban fantasy, Metropolitane
PAGINE: 51


Trama
Avete sentito parlare delle sue scorribande sui blog e sui social network.
Avete ammirato le sue prodezze in “Una Notte di Ordinaria Follia”.
Ora, il folle vampiro Nik ha un libro tutto per lui! Tra stravaganti nightclub di Mosca, agguati notturni, salvataggi rocamboleschi, improbabili interviste radiofoniche e deliranti sedute di psicoanalisi, avrete un assaggio di quello che l’immortale più fuori di testa del XXI secolo può combinare.
“Le follie del vampiro Nik”, un po’ prequel e un po’ approfondimento a “Una Notte di Ordinaria Follia”, spinge ancora di più il pedale sul lato grottesco e ironico della visione Urban Fantasy di Alessio Filisdeo, senza rinunciare ovviamente a una buona dose di pallottole tra una battuta arguta e l’altra.
E sapete qual è la parte migliore? Che questo racconto ve lo offre il buon Nik: alla salute!

Le mie impressioni
Sicuramente un racconto adatto a un pubblico adulto, che presenta un vampiro vecchio stile trasportato e adattato ai nostri tempi, tagliente e irriverente, che guarda agli umani con disprezzo e superiorità, ma anche ai suoi simili non riserva un trattamento migliore.
Alcuni "dialoghi" sono davvero brillanti e non possono che strappare un sorriso, a "Edward-principessa-dei-diamanti-sotto-il-sole-Cullen" sono letteralmente scoppiata a ridere. Vi chiedete perché ho messo dialoghi tra virgolette? Ecco, questo è forse il punto che non mi ha del tutto convinto: il più delle volte non sono dialoghi, ma interminabili monologhi di Nik con un interlocutore a caso, potrebbe essere chiunque e non cambierebbe nulla, perché a Nik non frega in sostanza niente di chi lo sta ascoltando. Funziona, se non fossero gestiti bene sarebbero pipponi da far chiudere il libro alla seconda pagina, però è un racconto e, onestamente, mi sono ritrovata a chiedermi se reggerei un romanzo di 175 pagine strutturato così.
Il racconto scivola via che è un piacere, infarcito di stereotipi presentati da Nik stesso e denigrati con sagacia, come ci si aspetta da un adolescente cresciuto nel Bronx (anche se Nikolai è russo, almeno credo 😅), con lo stesso linguaggio e lo stesso fare, che si atteggia da grande e da "vecchio vampiro" anche quando non lo è, che si lamenta di qualcosa che in realtà non ha mai vissuto se non nella sua fantasia, perché non gli piace quello che gli gira attorno. Eppure, riesce a farlo senza risultare un frignone patetico, quanto più uno psicopatico, per sua stessa ammissione, che si diverte pure. In questo e nelle scene d'azione che si rincorrono emerge un lato pulp e hollywodyano, che è di nuovo il protagonista a farci notare quando dice che lui ci è cresciuto con certe cose.
Mi è piaciuto molto il finale, aperto quanto basta per lasciare intravedere, o comunque sospettare, che la violenza apparentemente gratuita di questo vampiro moderno non sia del tutto frutto della sua follia; se ben letto, chiudi con quelle domande in sospeso che spingono a cercare risposte, magari nel romanzo citato nella trama stessa, con lo strano dubbio che però non ci saranno risposte, dato che in fondo si è capito che Nik non è poi tanto prevedibile.
Qualche aspetto, qualche passaggio, avrebbe potuto essere approfondito maggiormente a favore di chi approccia lo scritto come prima lettura, tuttavia lo si può gustare tranquillamente, consapevoli che non piacerà a tutti, soprattutto a chi ama la visione più romantica del vampiro bello e maledetto.

martedì 27 febbraio 2018

"Berserkr" di Alessio Del Debbio


TITOLO: Berserkr
AUTORE: Alessio Del Debbio
EDITORE: DZ Edizioni
GENERE: Urban fantasy, Metropolitan
PAGINE: 150


Trama
Berlino, inizio del terzo millennio. La Guerra Calda è finita, gli Accordi dell’89 sono stati firmati e la città è stata divisa in sette zone, ciascuna assegnata a una delle antiche stirpi. All’interno della ringbahn vivono gli uomini, protetti dalla Divisione, incaricata di mantenere la pace e impedire sconfinamenti e scontri tra le stirpi. Misteriosi omicidi, provocati da sconosciute creature sovrannaturali, iniziano però a verificarsi in tutta la città, rischiando di frantumare il delicato equilibrio raggiunto. La Divisione incarica Ulrik Von Schreiber di indagare, aiutato dal pavido collega Fabian, ben sapendo quanto abbia a cuore il mantenimento della pace. Ma Ulrik non è soltanto un cacciatore, incarna lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, che non attende altro che liberare la propria furia.


Le mie impressioni
È il secondo romanzo che leggo di questo autore, che riconferma la sua bravura. Il suo stile lo si riconosce subito, tuttavia dimostra grande abilità nell'adattarlo a una storia nuova e originale. Ci catapulta subito in eventi cruenti e ci presenta un protagonista lontano dal classico stereotipo dell'eroe, ma che non abbraccia neppure la figura dell'anti-eroe: Ulrik sa di vero, di una persona che ha vissuto, sofferto, in lotta con la propria natura e con un compito a gravare sulle sue spalle non facile. Proprio la sua vita lo ha reso in parte duro, abituato agli scontri e disincantato, forse disilluso, che nel distacco cerca di difendersi dal dolore. Di lui riusciamo a scoprire i punti di forza e le debolezze, fragilità celate che inducono a seguirlo per conoscerne le sorti.
Alessio del Debbio ci porta, come in "Ulfednar war - La guerra dei lupi", a spasso nel tempo, permettendo al lettore di scoprire man mano i retroscena, le storie non solo del protagonista, ma anche di altri personaggi che riescono a farsi amare od odiare a seconda dei gusti (io ho amato Lorelai). La capacità dell'autore di non farci perdere in questi salti è davvero notevole.
Altra cosa che ho apprezzato molto risiede nell'essere riuscito a non far scoprire il reale antagonista e le sue vere motivazioni fino all'ultimo, incollandomi alle pagine per arrivare in fondo e sciogliere l'enigma.
Non meno rilevante è la definizione dell'ambientazione, curatissima, che consente di camminare per le strade di Berlino, a tratti facendone assaporare non solo l'atmosfera, ma addirittura il sapore, attraverso i sensi del personaggio stesso.
Emerge la passione dell'autore per il folclore, che lo porta a presentarci creature non ordinarie, delineandole in maniera ineccepibile per la narrazione che ha costruito, intrecciando originalità, azione, colpi di scena, tradimenti.
Al di là della forza e della durezza di Ulrik, riusciamo a trovare una passionalità nello scritto che lo rende davvero apprezzabile, con note crude e violente, introspezioni e riflessioni notevoli, che trovano il loro culmine nella scelta difficile che il protagonista dovrà compiere per se stesso, per la città e per le sette stirpi.
Ultima nota, da cui non posso esimermi, è l'apprezzamento alla stupenda copertina realizzata da Livia De Simone, che inevitabilmente cattura l'occhio come poche.

mercoledì 21 febbraio 2018

"Genocidal organ": Film d'animazione


Trama
Sarajevo ritorna ancora una volta ad essere al centro della storia mondiale, quando una bomba atomica artigianale la distrugge. Mentre gli stati democratici si trasformano sempre più in stati dove la "Sorveglianza Assoluta" è la norma e la fuga verso una velleitaria "Sicurezza Totale" spinge alla dittatura, Clavis Shepard, agente dell'intelligence americana, si lancia sulle tracce della mente criminale dietro l'attacco. John Paul è l'uomo responsabile del caos in cui sta precipitando il mondo. Ma chi è quest'uomo? Dove si nasconde? Ed è lui il vero responsabile di quanto accade? Oppure è solo un'altra pedina nell'ennesimo gioco di specchi?

Le mie impressioni
Oggi vi presento "Genocidal organ", film d'animazione del 2017, che miscela una distopia estremamente realistica, sulla scia di eventi post 11 Settembre, filosofia, programmazione neuro-linguistica, azione e un po' (tanto) splatter.
Il classico prodotto "troppo psicologico" per un anime d'azione, e "troppo d'azione" per un anime filosofico e intimista, che indaga la natura stessa dell'essere umano, in quasi due ore di animazione decisamente di qualità. Personalmente ho apprezzato molto le scene di combattimento simil-videogioco moderno, poiché rendono perfettamente il senso che emerge via via nella storia.
Tante verità sotto il vestito della fantascienza, persino certi "moduli emozionali" citati in riferimento al nazismo, sono effettivamente stati studiati, seppur con altro nome... ma niente spoiler!

martedì 20 febbraio 2018

"SteamBros Investigations: Halloween's Hellgate" di Alastor Maverick e L.A. Mely


TITOLO: SteamBros Investigations: Halloween's Hellgate
AUTORI: Alastor Maverick e L.A. Mely
EDITORE: DZ Edizioni
GENERE: Steampunk, Gialli e Thriller
PAGINE: 23

Trama
Gli Hoyt Brothers questa volta si trovano ad affrontare un pericolo soprannaturale nella notte di Halloween. Il loro intelletto ed il loro magnifico sidecar saranno sufficienti a sventare la minaccia e salvare la Londra vittoriana dall'estinzione?

Le mie impressioni
Questa coppia di autori non delude, ma sa anche sorprendere.
Premetto che il racconto si può gustare anche senza aver letto il libro, tuttavia, per chi come me ha adorato "L'armonia dell'imperfetto", risulta una vera chicca, per di più gratuita. 
Dapprima spiazza, lo ammetto, ci si chiede davvero cosa stia succedendo, poi si capisce e si finisce con un bel sorriso stampato in faccia e, in fondo, con lo stesso dubbio che credo aleggi anche nella testa di Melinda Hoyt. Ecco, la cosa che più mi è piaciuta è lo svelarsi di un altro lato di Melinda, una sfaccettatura che la mostra più fragile e femminile, senza snaturarla, rivelandoci in qualche modo qualche sua paura. Nicholas si conferma magnifico nel suo fare, credibile e adorabile.
In poche pagine, Alastor e Mely conducono il lettore in una spirale di eventi trascinanti e incalzanti. Lo fanno con stile e le parole scorrono che è un piacere, gli scenari di questa Londra vittoriana si dipingono come pennellate d'artista, tra chiaroscuri, grigi fumosi e neri notturni, bagliori metallici e un rosso sangue che va dall'inquietante al demoniaco, a cui fanno da sfondo le tradizioni di Halloween, le risate e i bambini, per dissolversi come fantasmi e tornare reali alla fine.
Personalmente, l'ho veramente apprezzato molto.

venerdì 16 febbraio 2018

"I figli della tempesta" di Francesca Noto


TITOLO: I figli della tempesta
AUTORE: Francesca Noto
EDITORE: Astro Edizioni
GENERE: Urban fantasy, Metropolitane, Romance
PAGINE: 261

Trama
Avere diciassette anni è complicato, se sei nato all’ombra di un’ingombrante profezia e la tua famiglia si aspetta che riveli capacità straordinarie. Questo pensa Nathaniel Gordon, quando guarda allo specchio i suoi strani occhi spaiati, che gli ricordano ogni giorno una scomoda eredità: discendente dei norreni, nato per mettere fine a una minaccia proveniente da un altro piano d’esistenza, Nate è sempre più convinto che qualcuno si sia sbagliato sul suo conto.
Ma quando Winter, un violento e misterioso ragazzo albino, irrompe nella sua vita e la stravolge, non c’è più tempo per i dubbi. Tra fughe precipitose, scontri mortali e decisioni laceranti, Nathaniel dovrà combattere una guerra più grande di lui e sopravvivere in un mondo che non è il suo. Chi è l’inarrestabile gigante dal cuore di ghiaccio pronto a tutto per allagare di sangue la nostra dimensione terrena, e qual è la verità sul conto di Winter? Per saperlo, dovrà abbracciare il destino e scoprire cosa è riservato ai figli della tempesta...

Le mie impressioni
Lo stile di Francesca è fluido e a tratti poetico, soprattutto in certe descrizioni e, indubbio, traspare il suo amore per i cavalli e una passione per la mitologia nordica che la porta, pur in una storia decisamente fantasy, a non snaturarne la sostanza (e visto che io sono etena, questo è sempre un punto assai dolente... lei non mi ha fatto storcere il naso in nulla).
I protagonisti sono ragazzini, un diciassettenne e un quasi ventenne, eppure mi sono trovata coinvolta nelle loro vicende come di rado mi accade con personaggi molto giovani, soprattutto con Winter, complice forse tante (troppe) cose in comune.
Rapporti difficili, amicizia, fiducia, amore, senso di appartenenza, famiglia, "casa", destino, ecco i temi che Francesca affronta in un susseguirsi incalzante di eventi, che pur portandoti al centro dell'azione, te li fa assaporare in ogni istante, frenetici, ma mai frettolosi.
Cedo che questo romanzo sia consigliabile e gustabile a tutte le età, forse per chi, come me, è avanti con gli anni, fa vivere con maggiore intensità una consapevolezza che Nate acquisisce tra le pagine, dopo che Richard gliela rivela all'inizio della storia:
«Ogni circostanza si verifica quando deve, e puoi credermi, se te lo dico io». Lo guardò dritto negli occhi, e scosse piano la testa. «Ma questi tuoi diciassette anni non torneranno più, Nathaniel. Quello che posso dirti è solo di non sprecarli».
Che la copertina è stupenda lo devo sottolineare? 😋

lunedì 12 febbraio 2018

"Alakim - Le Catene dell'Anima (Vol.3)" di Anna Chillon


TITOLO: Alakim - Le Catene dell'Anima (Vol.3)
AUTORE: Anna Chillon
EDITORE: Self-published
GENERE: Dark fantasy, Metropolitane, Romance, Erotico
PAGINE: 407

Trama
Combattere pur avendo perso le forze,
scoprendo sentimenti avversi,
facendo della propria debolezza la propria arma.
***
Con i nuovi arrivi in città, una grande minaccia incombe su Alakim. Privato del potere e stremato da una fame che non è più in grado di soddisfare, diviene facile preda dei suoi nemici.
Questa volta lottare insieme a Nicole e Muriel non gli basterà a salvare se stesso e tutti coloro che lo circondano da un male che dilaga inarrestabile, contagiando Marsiglia intera. 
Questa volta ciascuno dovrà porsi dinnanzi allo specchio per scoprire l’origine della propria fragilità e svelare i reconditi sentimenti dell’animo.
Perché la vera forza sta nel guardarsi dentro, faccia a faccia con i propri demoni, accogliendo qualunque realtà venga rivelata, per quanto dura essa sia.

ATTENZIONE: contiene scene esplicite di violenza e sesso.


Le mie impressioni
L'autrice catapulta direttamente nel nuovo capitolo di questa saga, senza lasciare respiro, confermando che Alakim o lo odi o lo ami, nonostante ciò ti strega e non puoi che seguirlo nella storia con Nicole, in attesa di poter rivedere Lucius, finendo conquistata dalle sfaccettature dei personaggi. Arrivi alla fine e non ti basta, ne vorresti ancora e così riprendi a leggere dal primo libro, fremendo nell'attesa come un'adolescente al primo appuntamento. Lo stile di Anna è diretto, perfetto per la storia, crudo, eppure riesce a evocare una poesia tutta sua, tra il divino e il maledetto ti trascina in un susseguirsi di eventi soprannaturali. Trovo che la sua narrazione sia migliorata e cresciuta rispetto al primo libro della saga, limando qualche spigolo e gestendo meglio il PoV, facilitando quindi il lettore.

"Ulfhednar War - La guerra dei lupi" di Alessio Del Debbio


TITOLO: Ulfhednar War - La guerra dei lupi
AUTORE: Alessio Del Debbio
EDITORE: Il Ciliegio Edizioni
GENERE: Urban fantasy, Azione e avventura
PAGINE: 332

Trama
Amici da anni, Ascanio, Daniel, Marina e la loro compagnia di Viareggio non desiderano altro che trascorrere una tranquilla vacanza insieme, ma il destino ha altro in serbo per tutti loro. Gli ulfhednar di Odino sono tornati e la Garfagnana non è più un posto sicuro da quando Raul ha preso il comando del branco del Vello d’Argento. Spetta ad Ascanio, ultimo discendente di una stirpe di officianti della Madre Terra, contrastare i suoi progetti di dominio, aiutato dal suo compagno Daniel, un ulfhedinn fuggiasco che ha imparato ad apprezzare la vita tra gli uomini. Ma dietro le mire espansionistiche del violento e indegno Alfa si nasconde un’ombra antica, disposta a tutto pur di aggrapparsi alla vita.
«Per questo continuiamo a provare. Per rendere onore a chi è caduto, per vincere le nostre paure e promettere a noi stessi di non fallire più.»

Le mie impressioni
L'ho divorato, ogni attimo libero finiva tra le righe di questa storia, dove elementi della tradizione e delle leggende nordiche si sposano con uno squarcio d'Italia, in un susseguirsi di eventi incalzanti, assieme a frammenti di passato abilmente gestiti dall'autore, che non confondono il lettore, né spezzano la tensione.
Narrazione scorrevole, che rivela l'abilità di Alessio Del Debbio, che riesce a esibire stile e precisione, senza mai rendere pesante la lettura.
Azione ed emozioni sono un mix perfettamente gestito, con un epilogo davvero eccezionale.